ASSOFANTE TRIESTE

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Roma 2 giugno 2016 

Nella foto il sottotenente Marco Pasquali, Cravatte Rossa,   in servizio presso la 3a compagnia del “ 1° San Giusto” dal 1976 al 1977, chiamato affettuosamente in caserma Pantera Rosa, ha sfilato alla Parata del 2 giugno – Festa della Repubblica -   scortando con fierezza il  medagliere nazionale dell’Associazione del  Fante  con le sue 655 medaglie d'Oro.

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Trieste, 4 novembre 2018

Festa delle Forze Armate e dell'Unità Nazionale

Cerimonia in piazza dell'Unità d'Italia alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dinnanzi allo schieramento di una Brigata di Formazione, i Fanti della Sezione di Trieste presentano il medagliere Nazionale dell'Associazione del Fante con le sue 655 medaglie d'oro.

LO STEMMA ARALDICO DELL'ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEL FANTE

 

Lo stemma araldico dell’ Associazione Nazionale del Fante, è stato ideato dal Gen. Carlo Blasetti - che ha ottenuto annche il riconoscimento della Presidenza della Repubblica con Decreto 3 luglio 1984.


Il cerchio aureo risplendente infilato dai due gladii vuole rappresentare i vincoli di fratellanza e di solidarietà tra i Soci e i Fanti in servizio e i legami le consorelle Associazioni d’Arma. Le spade romane sono il principale segno della nobiltà militare, delle azioni guerresche, della forza sottoposta alla giustizia, dell’amore verso la Patria.

Le tre stelle d’argento visibili, incise nel cerchio d’oro a guisa di gemme perché risplendano le magnanime azioni di quest’Arma, tengono vivo anche il ricordo delle stellette che avemmo l’onore di portare che rappresentano la disciplina militare. Il fondo dello scudo sannitico, che allude al campo di battaglia, tinto di colore rosso - il colore più nobile del blasone, che simboleggia spargimento di sangue in guerra -, porta nel punto d’onore l’emblema d’oro della Fanteria con i fucili decussati e la bomba infiammata, contrassegni di impiego di quest’Arma. L’oro, il più nobile dei metallici blasonici, è simbolo di fedeltà, di giustizia, d’onore.

La bordura di colore azzurro (pezza onorevole di prim’ordine) che circonda lo scudo, esalta nel suo colore l’audacia, la lealtà, l’amor di Patria, simboleggia le ricompense al valore militare concesse alle Bandiere di Guerra dei reggimenti e ai singoli combattenti, che fregiano anche il grande Medagliere associativo. Ma il colore della bordura celebra pure il ceruleo mantello indossato dal Patrono del’Arma, San Martino di Tours, coraggioso e ammirato vincitor della Legione Romaniche alle porte d’Amiens, in pieno inverno.


Il Capo (Il capo è una pezza onorevole- di primo ordine- che occupa il terzo superiore dello scudo, ed è delimitata da una linea orizzontale) ricolorato, sostenuto da un filetto azzurro, rappresenta il colore dell’Italia, quello delle “Sacre Bandiere”, caro a tutti i Fanti che lo hanno sempre portato nel cuore dalle guerre di indipendenza alla Liberazione. Esso indica anche la funzione e l’estensione territoriale della Presidenza Nazionale dell’Associazione. 

Il motto (allusivo all’Arma) su lista bifida d’argento coi caratteri capitali di nero: PER SE FULGET (di per sé risplende) perpetua il valore della Fanteria Italiana che nell’avversa e nella buona fortuna, scrisse in ogni tempo con inesausta fede, la sua storia più grande che è storia di tutto un popolo.

SAN MARTINO PATRONO DELLA FANTERIA

L'11 novembre in occasione della ricorrenza della festa liturgica di San Martino si celebra il Santo Patrono dell’Arma di Fanteria. auguri a tutti i Fanti dell’Esercito Italiano, in servizio ed in congedo, e ai lori familiari e simpatizzanti.
Chi era Martino e la tradizione del taglio del mantello
Martino nacque a Sabaria Sicca (odierna Szombathely, in Ungheria) in un avamposto dell'impero romano alle frontiere con la Pannonia. Il padre, tribuno militare della legione, gli diede il nome di Martino in onore di Marte, il dio della guerra. Ancora bambino si trasferì coi genitori a Pavia, dove suo padre aveva ricevuto un podere in quanto ormai veterano, e in quella città trascorse l'infanzia. 
Nel 331 un editto imperiale obbligò tutti i figli di veterani ad arruolarsi nell'esercito romano. Fu reclutato nelle Scholae imperiali, corpo scelto di 5 000 unità perfettamente equipaggiate: disponeva quindi di un cavallo e di uno schiavo. Fu inviato in Gallia, presso la città di Amiens, nei pressi del confine, e lì passò la maggior parte della sua vita da soldato. Faceva parte, all'interno della guardia imperiale, di truppe non combattenti che garantivano l'ordine pubblico, la protezione della posta imperiale, il trasferimento dei prigionieri o la sicurezza di personaggi importanti.
In quanto circitor, eseguiva la ronda di notte e l'ispezione dei posti di guardia, nonché la sorveglianza notturna delle guarnigioni. Durante una di queste ronde avvenne l'episodio che gli cambiò la vita (e che ancora oggi è quello più ricordato e più usato dall'iconografia). Nel rigido inverno del 335 Martino incontrò un mendicante seminudo. Vedendolo sofferente, tagliò in due il suo mantello militare (la clamide bianca della guardia imperiale) e lo condivise con il mendicante.
La notte seguente vide in sogno Gesù rivestito della metà del suo mantello militare. Udì Gesù dire ai suoi angeli: «Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito». Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re Merovingi dei Franchi. Il termine latino per "mantello corto", cappella, venne esteso alle persone incaricate di conservare il mantello di San Martino, i cappellani, e da questi venne applicato all'oratorio reale, che non era una chiesa, chiamato cappella.

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34° RADUNO NAZIONALE DEL FANTE 

23 - 27 MAGGIO 

VITTORIO VENETO (TV)

 

Il 27 maggio a Vittorio Veneto hanno sfilato migliaia di fanti con le insegne di 116 Brigate di Fanteria, in ricordo dei 359.312 caduti . Tra le 30 e le 40 mila persone hanno partecipato ed assistito per la sfilata del 34° Raduno del Fante, in una città avvolta nei tricolori. La Sezione del Fante di Trieste e l’Associazione Nazionale delle Cravatte Rosse del 1° San Giusto hanno partecipato alla manifestazione. L’onore di rappresentare la Brigata Re e i suoi 3078 caduti nei due reggimenti il 1° e il 2° è stato tutto delle Cravatte Rosse che hanno percorso alla testa del 3° settore – quello dedicato al ricordo delle 116 brigate - il lungo viale della Vittoria e sfilando dinnanzi al palco delle autorità. Numerose le autorità presenti fra le quali il Comandante delle Forze Operative Nord, il Generale di Corpo d’Armata Paolo Serra, in rappresentanza del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, del presidente della Regione Veneto Luca Zaia e del sindaco di Vittorio Veneto Roberto Tonon e del presidente dell’Associazione Nazionale del Fante Gianni Stucchi.

Ma i nostri fanti hanno “occupato” anche il 4° settore , quello dedicato ai labari delle sezioni provenienti da tutta Italia e quello dedicato a fanti e patronesse, con numerosi nostri soci.
I soci presente sono giusti a Vittorio Veneto da Trieste, Gorizia e da varie città del Veneto, un bellissimo incontro che ha visto riunirsi “Veneti e Triestini” compatti e orgogliosi.
La giornata è proseguita con un “rancio” di coesione a base di pizza in un noto locale del centro della cittadina Veneta.